Dal 10 al 12/04/2026
Piazza Piero Carnelli, 20138 Milano MI
10 e 11/04 Ore 21.00 -- 12/04 Ore 16.00
75 min.
Biglietto
Intero - 10€
Over 65/Under 25 - 7€
Ridotto Studenti - 7€
Ridotto Disabili - 5€
Dal 10 al 12/04/2026
Piazza Piero Carnelli, 20138 Milano MI
10 e 11/04 Ore 21.00 -- 12/04 Ore 16.00
75 min.
Biglietto
Intero - 10€
Over 65/Under 25 - 7€
Ridotto Studenti - 7€
Ridotto Disabili - 5€
Incluso in
Di
Tito Maccio Plauto
Con
Sofia Genoves, Sergio Longo, Tiziana Moncada, Sergio Lomazzi, Vincenzo Maria, Maurizio Sforzini, Paola Papagna, Anna Benedetta Battaia
Regia
Claudio Marconi
Libero adattamento in un atto di
Sergio Longo e Claudio Marconi
“Casina” è una carnascialesca beffa giocata a un vecchio che spasima per una schiava minorenne,
cresciuta dalla moglie come fosse una figlia adottiva. Alla fine, credendo di abbracciare l’oggetto
del suo desiderio, si ritrova a giacere con un servo travestito da sposa. Come si vede si tratta di una
farsa elementare, grassa, divertentissima, secondo la tradizione della commedia latina e il cui
orizzonte tutto pelvico non lascia spazio a sofisticate esegesi contenutistiche. Nel nostro recente
allestimento ci siamo preoccupati primariamente di restituire lo spirito che animava la commedia
latina delle origini, rivisitazione a sua volta di quella greca, in chiave però più terrigna ed eccessiva.
A questo scopo abbiamo scelto un impianto scenografico essenziale, ma fedele ai canoni classici
della “scena comica”, ereditata anch’essa dai greci e classificata in seguito da Vitruvio insieme alla
“scena tragica” e alla “scena satiresca”. Scena comica, quindi, che suppone una via o piazza e due
case che si fronteggiano. Risolta nel nostro caso con un colonnato che delimita lo spazio scenico
trasformandolo in una sorta di arena circense, dove gli attori entrano ed escono a vista, in un gioco
divertito e divertente di interazione tra scena e fuoriscena, tra attore e personaggio. In questo modo
si è voluto sottolineare l’aspetto istintuale e giocoso del teatro plautino, scritto per divertire un
pubblico volgare, spesso turbolento, al quale era necessario prima spiegare la trama nel prologo per
poi tenerlo avvinto con lazzi triviali che sbeffeggiavano pesantemente le umane magagne, senza
deridere mai troppo virtù e valori condivisi. Teatro quindi del tutto privo di profondità e
psicologismi, fatto di caratteri più che di personaggi, in origine mascherati, che rimandano
inevitabilmente a tutta la tradizione del teatro italiano, che in quella drammaturgia trova le proprie
radici. Non volendo trascurare questo aspetto della fecondità del teatro comico delle origini, lo
abbiamo evidenziato in un continuo gioco di contaminazioni tra classico e contemporaneo che ci ha
fatto intervenire sia sul linguaggio che sulla gestualità triviale, attualizzando entrambi. In tale
direzione vanno lette le “sporcature” contemporanee dei costumi, tanto filologicamente latini, così
pure la presenza di oggetti di scena odierni, ed infine la scelta di usare interventi barocchi e rock
nelle musiche di scena.
Tutto questo con il dichiarato intento di svelare al pubblico, semmai ce ne fosse bisogno, quanto le
tematiche, i ritmi, la grammatica e la drammaturgia del comico di ben ventidue secoli fa, non si
discostino quasi per nulla da ciò che, partendo da Plauto, divenne poi la cifra essenziale e
inossidabile della scena comica italiana e non: dalla commedia dell’arte con le sue maschere, fino a
divenire via via clownerie circense, avanspettacolo, cinema trash e cabaret moderno.