Un viaggio comico e coinvolgente nella storia dell’alimentazione umana, dalla pietra scheggiata alle contraddizioni e sfide odierne, verso un’alimentazione sostenibile e per tutti. Due attori, un musicista (e una bilancia) raccontano, giocano, cantano e si scontrano per accompagnare il pubblico in una corsa esilarante tra evoluzione, salute, ambiente, sostenibilità e contraddizioni del nostro rapporto col cibo. Un corridoio lungo milioni di anni, che parte dalle caverne per arrivare fino al nostro frigorifero. Attraverso il teatro, la musica e il coinvolgimento diretto del pubblico, Il mondo che avanza fonde satira, divulgazione e poesia, trasformando il tema dell’alimentazione in una lente attraverso cui osservare la nostra storia e immaginare il futuro.
Scopri di piùSi salvi chi può, vuol essere una meditazione sul declino dell’Occidente attraverso le drammaturgie della crisi europee del secondo Novecento. Un luogo di riflessione e azione, dove la dolente parola di Christa Wolf si incontra e lotta con l’urticante urlo di Heiner Muller e la non pacificata presenza di Pasolini vibra con il pensiero negativo di Thomas Bernhard. Dopo la caduta del muro di Berlino, la cultura globalista e neo-liberista ha pensato che davvero fosse giunto il tempo della “fine della storia”. La democrazia sembrava potersi imporre e finanche esportare. Tutto sbagliato. Nel giro di pochi anni siamo riprecipitati in un’agonia senza scampo tra lotte, guerre e nuovi ordini mondiali che hanno rimesso tutto in movimento. Ma movimento verso dove? Ecco allora convocati sulla scena gli spettri senza tempo di personaggi che ci faranno toccare con mano la nostra radicale fragilità e, soprattutto, la nostra impotente cecità. Un teatro che recupera la sua originaria e radicale potenza e che ci mette di fronte alla nostra inconcludente arroganza.
Scopri di più“Casina” è una carnascialesca beffa giocata a un vecchio che spasima per una schiava minorenne,cresciuta dalla moglie come fosse una figlia adottiva. Alla fine, credendo di abbracciare l’oggettodel suo desiderio, si ritrova a giacere con un servo travestito da sposa. Come si vede si tratta di unafarsa elementare, grassa, divertentissima, secondo la tradizione della commedia latina e il cuiorizzonte tutto pelvico non lascia spazio a sofisticate esegesi contenutistiche. Nel nostro recenteallestimento ci siamo preoccupati primariamente di restituire lo spirito che animava la commedialatina delle origini, rivisitazione a sua volta di quella greca, in chiave però più terrigna ed eccessiva.A questo scopo abbiamo scelto un impianto scenografico essenziale, ma fedele ai canoni classicidella “scena comica”, ereditata anch’essa dai greci e classificata in seguito da Vitruvio insieme alla“scena tragica” e alla “scena satiresca”. Scena comica, quindi, che suppone una via o piazza e duecase che si fronteggiano. Risolta nel nostro caso con un colonnato che delimita lo spazio scenicotrasformandolo in una sorta di arena circense, dove gli attori entrano ed escono a vista, in un giocodivertito e divertente di interazione tra scena e fuoriscena, tra attore e personaggio. In questo modosi è voluto sottolineare l'aspetto istintuale e giocoso del teatro plautino, scritto per divertire unpubblico volgare, spesso turbolento, al quale era necessario prima spiegare la trama nel prologo perpoi tenerlo avvinto con lazzi triviali che sbeffeggiavano pesantemente le umane magagne, senzaderidere mai troppo virtù e valori condivisi. Teatro quindi del tutto privo di profondità epsicologismi, fatto di caratteri più che di personaggi, in origine mascherati, che rimandanoinevitabilmente a tutta la tradizione del teatro italiano, che in quella drammaturgia trova le proprieradici. Non volendo trascurare questo aspetto della fecondità del teatro comico delle origini, loabbiamo evidenziato in un continuo gioco di contaminazioni tra classico e contemporaneo che ci hafatto intervenire sia sul linguaggio che sulla gestualità triviale, attualizzando entrambi. In taledirezione vanno lette le “sporcature” contemporanee dei costumi, tanto filologicamente latini, cosìpure la presenza di oggetti di scena odierni, ed infine la scelta di usare interventi barocchi e rocknelle musiche di scena.Tutto questo con il dichiarato intento di svelare al pubblico, semmai ce ne fosse bisogno, quanto letematiche, i ritmi, la grammatica e la drammaturgia del comico di ben ventidue secoli fa, non sidiscostino quasi per nulla da ciò che, partendo da Plauto, divenne poi la cifra essenziale einossidabile della scena comica italiana e non: dalla commedia dell’arte con le sue maschere, fino adivenire via via clownerie circense, avanspettacolo, cinema trash e cabaret moderno.
Scopri di piùMatteo Gracis, giornalista indipendente e fondatore del progetto L'Indipendente, arriva a teatro con Fuori Gregge, uno spettacolo provocatorio e illuminante, che invita il pubblico a pensare con la propria testa, a mettere in discussione le narrazioni dominanti e ad andare oltre l’informazione preconfezionata. Attraverso un linguaggio diretto e accessibile, Gracis porta sul palco temi legati all’attualità, alla libertà di pensiero e al ruolo dei media, condividendo esperienze personali, riflessioni controcorrente e punti di vista spesso scomodi, ma necessari. Fuori Gregge non è solo uno spettacolo, ma un momento di confronto e stimolo: un invito a uscire dalla massa, a rompere gli schemi mentali imposti e ad abbracciare una visione più consapevole, critica e autonoma della realtà. Un evento pensato per chi non si accontenta, per chi cerca risposte, ma soprattutto per chi ha ancora il coraggio di farsi domande.
Scopri di piùUna serata che trasforma il teatro in un’aula simbolica dove adulti e studenti di ieri tornano sui “banchi” per recuperare ciò che la scuola non ha mai insegnato: come interrogarsi sul senso della vita, sulle scelte quotidiane e sul mondo contemporaneo. Con L’ora di recupero (Per prenderla davvero con filosofia), il professor Nicola Donti porta in scena per la prima volta un’esperienza teatrale originale che fonde divulgazione filosofica, narrazione personale e comicità, costruita come una vera e propria lezione straordinaria. Tra aneddoti, esempi concreti e riflessioni accessibili, lo spettacolo accompagna il pubblico in un percorso che alterna risate e pensiero critico, affrontando con leggerezza temi complessi come l’identità, il tempo, i conflitti, le relazioni e l’impatto delle trasformazioni sociali e tecnologiche sulla vita quotidiana. Lungi dall’essere una conferenza accademica, la performance si sviluppa come un dialogo vivo e partecipato, in cui la filosofia esce dai libri e diventa strumento pratico per orientarsi nel presente. L’ironia, nata anche dal ricordo della noia scolastica che ha ispirato il progetto, serve a smontare luoghi comuni e a rendere accessibili concetti profondi, creando un equilibrio tra intrattenimento e consapevolezza. Il risultato è uno spettacolo che invita a fermarsi, osservare e pensare senza rinunciare al divertimento, offrendo al pubblico un’occasione rara: recuperare, in un’unica “ora”, le domande fondamentali che continuano a accompagnarci ben oltre l’età scolastica.
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